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AA.VV.
Storia dell'Italia Repubblicana - Vol. 3.1 - L'Italia nella crisi mondiale. L'ultimo ventennio
Einaudi
- Collana: Grandi Opere - Serie: Storia dell'Italia Repubblicana
Pagine 1006 - Formato 15x21 - Anno 1996 - ISBN 9788806135706
Argomenti: Storia
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi
Prezzo di copertina € 90.00
Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 76.50
Sconto promozionale 15.00% - Risparmio € 13.50
Note: Economia e società
Caratteristiche:
rilegato, in cofanetto, con sovraccoperta
Note di Copertina
Progetto e direzione: Francesco Barbagallo, Giuseppe Barone, Giovanni Bruno, Franco De Felice, Luisa Mangoni, Giorgio Mori, Mario G. Rossi, Nicola Tranfaglia
Indice - Sommario
Parte prima
Franco De Felice - Nazione e crisi: le linee di frattura
I. La fine del dopoguerra
II. Gli anni ottanta: le linee di frattura
Mario Telò - L'Italia nel processo di costruzione europea
Parte seconda
Salvatore Biasco - L'economia internazionale negli anni ottanta. Rottura e continuità
I. Gli anni del monetaresimo
II. L'avventura del dollaro e dell'espansione fiscale
III. Pragmatismo e svolta di 180 gradi
IV. Una valutazione d'insieme
Augusto Graziani - L'economia italiana e il suo inserimento internazionale
Adriano Giannola - L'evoluzione della politica economica e industriale
Giovanni Bruno e Luciano Segreto - Finanzia e industria in Italia (1963-1995)
Parte terza
Massimo Paci - I mutamenti della stratificazione sociale
Ida Regalia e Marino Regini - Sindacato e relazioni industriali
Ada Becchi - Città e forme di emarginazione
Enrico Pugliese - L'immigrazione
Indice dei nomi
Prefazione / Introduzione
Alla metà degli anni ottanta, tra gli studiosi di storia contemporanea che si raccoglievano intorno alla sezione storica e alla rivista "Studi Storici" dell'Istituto Gramsci di Roma, si cominciò a pensare all'opportunità di una storia dell'Italia contemporanea, quale si era venuta costruendo dopo la seconda guerra mondiale. Il primo impulso veniva dalla considerazione che, oltre qualche sintesi storico-politica, questo ormai lungo periodo trovava grandi difficoltà ad essere organizzato, anche in prima approssimazione, sul piano storiografico. A questi studiosi, che insegnavano in diverse Università sparse per l'intera penisola e trovavano nell'Istituto Gramsci un luogo stimolante di confronto politico-culturale, appariva degna di considerazione la circostanza che la condivisa critica gramsciana ai limiti cronologici della crociana "Storia d'Italia dal 1871 al 1915", pubblicata nel 1928, non fosse peraltro riuscita a produrre una ricostruzione storica dell'Italia repubblicana ad oltre quarant'anni dal suo inizio.
Certo, si poteva rispondere, la storia del mondo dopo la seconda guerra mondiale aveva preso strade troppo rapide e complesse per essere ricompresa, anche in un determinato ambito nazionale, in una interpretazione storiografica che riuscisse a tenere insieme i risultati dei tanti perfezionati specialismi e la massa sterminata delle diverse fonti documentarie prodotte dall'età contemporanea. La storiografia ansimava dietro una storia accelerata, che piuttosto veniva scomposta per temi e periodi limitati da approcci disciplinari che si mostravano più capaci, in varia misura, di dar conto - sia pure con una certa unilateralità - delle trasformazioni del mondo contemporaneo. Con diversi risultati si confrontavano con la realtà del secondo Novecento economisti e giuristi, sociologi e politologi; mentre gli storici sembravano bloccati alle colonne d'Erede degli anni cinquanta. Al di là della Resistenza, del passaggio dal fascismo alla democrazia repubblicana, della Costituzione e del 1948, la storia diventava un deserto storiografico, dove si inoltravano solo gli scienziati sociali, avviando peraltro una rilevante opera di dissodamento e di prima colonizzazione.
Sembrò allora, nella primavera del 1988, che si potesse por mano a un progetto di storia dell'Italia repubblicana; che venne elaborato nei tre anni successivi, attraverso un intenso lavoro di cui furono parte importante una serie di seminari preparatori, cui fornirono preziosi contributi decine di studiosi di diverse discipline attenti ai vari aspetti della realtà contemporanea. Soltanto alla fine di questi confronti - che videro discutere storici, economisti, giuristi, sociologi, geografi, politologi, demografi, antropologi - gli studiosi di storia che avevano assunto l'iniziativa, e che formano il comitato scientifico di quest'opera, ritennero di aver acquisito sufficienti elementi per procedere alla redazione di un piano che muoveva da una precisa periodizzazione e da alcune opzioni metodologiche caratterizzanti. In particolare, la necessità di ancorare fortemente la storia del nostro paese in questo cinquantennio al più generale quadro internazionale è apparsa come un obbligato punto di partenza dell'intera ricostruzione, l'unico approccio analitico in grado di rendere pienamente direzione e specificità dell'evoluzione del quadro nazionale.
Da questa impostazione sono altresì derivate le scelte di periodizzazione poste alla base dell'intero lavoro. Il periodo centrale degli anni settanta è stato individuato come decisivo punto di svolta nella vicenda storica dell'Italia contemporanea: la rottura del quadro economico e politico internazionale, entro cui si erano sviluppate la crescita e la trasformazione dell'Italia successive al lungo dopoguerra, induce, anche se con scarti cronologici tra aspetti e settori, l'avvio di una nuova fase politica, economica e sociale nella storia del nostro paese che giunge fino a oggi. L'organizzazione generale dell'opera segue quindi questa scansione e si sviluppa dalla caduta del fascismo ai giorni nostri, dividendosi in tre parti. Il primo volume è dedicato alla formazione della democrazia repubblicana e si distende tra il 1943 e i primi anni cinquanta. Un secondo volume, composto di due tomi, si rivolge al ventennio compreso tra le metà degli anni cinquanta e settanta e ripercorre la trasformazione profonda dell'Italia, tra sviluppo e squilibri. Il terzo volume, anch'esso in due tomi, guarderà all'ultimo ventennio, che conclude la fase storica segnata dalle conseguenze della seconda guerra mondiale e prepara la definizione di nuovi equilibri anche per il nostro paese.
Soltanto alla fine di questa complessa preparazione si giungeva, nell'autunno del '90, all'accordo con l'editore Einaudi per la pubblicazione dell'opera, che veniva ancora discussa, nell'anno successivo, con gli autori dei saggi previsti nei singoli volumi: oltre cinquanta studiosi esperti di storia e di diverse scienze sociali. La ragione di tante discussioni e confronti (resi possibili anche dal sostegno dell'Istituto Gramsci e del ministero dell'Università e della ricerca scientifica con un contributo triennale sui fondi del 40 per cento) nasceva dallo sforzo di produrre un'opera che risultasse, quanto più possibile, omogenea e fruibile da un pubblico vasto di lettori, pur essendo il risultato di ricerche e di primi bilanci compiuti con diversi strumenti euristici e da punti di vista anche differenti. Il tentativo, in definitiva, è stato quello di trovare un punto di equilibrio, che andasse oltre sia la parziale sintesi unitaria che la dispersa raccolta enciclopedico-antologica.
L'obiettivo è quello di fornire un primo tentativo di sistemazione dei contributi esistenti e al tempo stesso di presentazione di nuove ricerche; e di offrire sia alcune ipotesi interpretative che stimoli per approfondimenti in un campo finora poco praticato sul piano storiografico. In tal senso questa "Storia dell'Italia repubblicana" intende rappresentare non certo un momento di arrivo, ma un punto di partenza per l'avvio di ricerche mirate verso i diversi aspetti e problemi che costituiscono la storia dell'Italia contemporanea. Soltanto dopo essere proceduti sistematicamente sul piano della ricerca si potrà giungere ad una interpretazione sintetica delle profonde e contraddittorie trasformazioni che il nostro paese ha vissuto in questo mezzo secolo di storia, raggiungendo livelli notevoli di modernità e di benessere materiale, ma riproponendo pure, in forme drammatiche, vecchi e nuovi squilibri e contrasti.
Del resto, mentre questi volumi venivano preparati, la storia conosceva una fortissima accelerazione, propria del tempo delle rivoluzioni e delle guerre. Cambiava radicalmente la scena del mondo, scompariva una delle potenze che avevano fondato l'equilibrio bipolare seguito alla seconda guerra mondiale. Si inabissava l'Unione Sovietica e, con essa, il comunismo nella forma assunta nella patria della rivoluzione bolscevica e nei paesi dell'Europa orientale, occupati dall'Armata rossa dopo la disfatta della Germania nazista. Si concludeva la fase storica segnata dalla seconda guerra mondiale, e più in generale si apprestava a finire la storia del Novecento, tra naufragi di miti e di ideologie. Ma l'orizzonte che, per questa caduta di un impero fondato su una distorta ideologia, era apparso a qualcuno, per un attimo, roseo e sereno si è andato immediatamente rabbuiando. Sono ricomparse guerre, lotte e contrasti feroci, mai sopiti peraltro, che paiono riproporre drammi già vissuti nel passato di un processo storico che sempre più sembra procedere per fasi alterne e contraddittorie, al di fuori di ogni percorso già reputato progressivamente rettilineo.
L'avanzare degli anni novanta verso la fine del secolo e del millennio, che per strane coincidenze corrispondono spesso a periodi tempestosi, ha prodotto anche, nel nostro paese, una serie di eventi che, collegati al mutamento profondo del quadro internazionale, hanno determinato un processo di dissoluzione degli equilibri politici e sociali che avevano governato l'Italia nell'ultimo cinquantennio.