
Fino al 30/9/2010 promozione del 15% sul catalogo di Mondadori
Alessandro Manzoni
I Promessi Sposi
Mondadori
- Collana: Meridiani - Serie: Letteratura italiana dell'Ottocento
Pagine C-989-XLV-1259 - Formato 10,2x16,8 - Anno 2002 - ISBN 9788804504177
Argomenti: Narrativa, Classici italiani
Normalmente spedito in 3-5 gg. lavorativi
Prezzo di copertina € 110.00
Promozione fino al 30/9/2010 - Prezzo: € 93.50
Sconto promozionale 15.00% - Risparmio € 16.50
Note: Saggio introduttivo, revisione del testo critico e commento a cura di Salvatore Silvano Nigro
Caratteristiche:
rilegato, illustrato, in cofanetto, con sovraccoperta
Note di Copertina
Questa edizione dei romanzi manzoniani (Fermo e Lucia, I promessi sposi 1827 e 1840) è assolutamente innovativa: curatore dell’opera è Salvatore Silvano Nigro, docente di Letteratura italiana all’Università di Catania e a Yale (affiancato per La storia della colonna infame da Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura Italiana all’Università Cattolica di Brescia). Le indagini di Nigro evidenziano che Manzoni, andando oltre il Settecento degli illuministi, ha saputo confrontarsi con la letteratura barocca italiana e francese e con la pittura secentesca contrapposta a quella neoclassica. Il lettore si trova di fronte a un corpus unitario, quelli che Nigro considera romanzi di Manzoni e non tappe dell’accidentata stesura del romanzo perfetto. Il commento (è la prima volta che il Fermo e Lucia viene annotato) fa dialogare tra loro i tre momenti del progetto narrativo di Manzoni ed esplicita le ampie e complesse fonti letterarie e figurative. In particolare, per i Promessi sposi 1840 (di cui si presenta la riproduzione anastatica con le illustrazioni di Gonin) il commento tende a mettere in luce i giochi allusivi, i rimandi impliciti, la completezza di significati offerta dall’analisi contemporanea di testo e illustrazione.
Indice - Sommario
TOMO PRIMO
Naufragi di terraferma di Salvatore Silvano Nigro
Nota critico-filologica: i tre romanzi, a cura di Salvatore Silvano Nigro
Cronologia di Salvatore Silvano Nigro
I PROMESSI SPOSI (1827)
Commento a "I Promessi Sposi" (1827) a cura di Salvatore Silvano Nigro
TOMO SECONDO
Nota critico-filologica: i tre romanzi a cura di Salvatore Silvano Nigro
Nota critico-filologica: la "Colonna infame", a cura di Ermanno Paccagnini
I PROMESSI SPOSI (1840)
STORIA DELLA COLONNA INFAME
Commento a "I Promessi Sposi" (1840), a cura di Salvatore Silvano Nigro
Commento a "Storia della Colonna infame", a cura di Ermanno Paccagnini
Percorsi bibliografici a cura di Salvatore Silvano Nigro ed Ermanno Paccagnini
Indici
Prefazione / Introduzione
Il deserto e l'oasi
Bisogna lasciarsi scarrozzare da un romanzo. Walter Scott invitava i suoi lettori alla "corsa". Si presentava come il conducente "onesto" di una "corriera inglese". E prometteva ai "passeggeri", disposti a regalarsi un viaggio attraverso la lettura, l'emozione di strade cattive, di salite ripide e di pantani; non senza la sorpresa di ritardi, nonostante l'affidabilità dei "cavalli".
Ai turisti della letteratura, Scott offriva il tutto compreso per un'avventura nei paesaggi del "pittoresco" e del "romantico"; passabilmente storici. E concedeva al lettore non soddisfatto, che si era lasciato convincere a .correre sulle quattro ruote del romanzo piuttosto che a volare sul "tappeto del principe Hussein", la malagrazia di sbattere la porta in faccia al cocchiere.
Anche Fielding si presentava in veste di operatore turistico. Ancora più spericolato, però. Perché con la sua "diligenza" procedeva istericamente. Ora rallentando fin quasi a fermarsi, ora "volando" a rotta di collo. E aveva il gusto perfido di condurre i pendolari della lettura sulla cima di un colle, e di prospettare loro un bel salto nella pianura sottostante. Cose da luna park, insomma: tra ottovolante e montagne russe. Con la rassicurazione tuttavia di buoni luoghi di tappa e di sosta, per il rinfresco di una buona birra, nelle riposanti pagine bianche tra un capitolo e l'altro: lungo un percorso guidato dalla segnaletica di "titoli", che sono l'equivalente delle scritte sulle porte delle locande, messe lì per informare gli avventori di che genere sia l'accoglienza che devono attendersi. La geografia di Fielding era fatta di paratesti. In essa dovevano farsi scarrozzare i lettori; e scaracollare. Non nella "topografia" e nella "corografia" di scrittori rassicuranti che, con l'aiuto di carte geografiche esattamente disegnate, erano buoni a descrivere paesi e città.
Che il romanzo fosse compromesso con la geografia, e con le carte topografiche, lo sa bene Manzoni. Non per niente, nel saggio DEL ROMANZO STORICO E, IN GENERE, DE' COMPONIMENTI MISTI DI STORIA E D'INVENZIONE, arriva a far differenza tra storia e romanzo con metafore prettamente cartografiche. Per Manzoni, il discorso storico è "una carta geografica, dove sono segnate le catene de' monti, i fiumi, le città, i borghi, le strade maestre d'una vasta regione"; mentre il romanzo è "una carta topografica, nella quale, e tutto questo è più particolarizzato (dico quel tanto che ne può entrare in uno spazio molto più ristretto di paese), e ci son di più segnate anche le alture minori, e le disuguaglianze ancor meno sensibili del terreno, e i borri, le gore, i villaggi, le case isolate, le viottole".
Ma i romanzi storici di Manzoni non sono disagiate "topografie", confortate da mappe sicure e da una segnaletica cordiale. Il FERMO E LUCIA finge se stesso come "deserto". Come spazio catastrofico, che secerne una trista trama di "errori" e disorientamenti. Plutarco, che nelle VITE introdusse il parallelo del racconto storico con la cartografia geografica, aveva posto le "dune senz'acqua" (insieme alle paludi misteriose e all'oceano ghiacciato) ai margini della "topografia"; perché luoghi impercorribili e inverificati, ai confini della storia accettabile: "regno meraviglioso e sublime, abitato da poeti e favolisti, incerto e totalmente ignorato". Manzoni, che il romanzo "inventa" nella storia e con la storia, comprime i margini pericolosi della letteratura. Li porta "dentro". Fino a far coincidere "topografia" e "deserto", in un'area nuova al romanzo, che al narratore (e ai lettori) in carrozza o diligenza si nega. Per consegnarsi alla pista del carovaniere, che il refrigerio di una sosta cerca. Non più nelle locande, e nella loro birra. E neppure sull'erba, vicino a un ruscello, "interrogando" il vino della fiasca o fiutando tabacco: come fanno Jacques il fatalista e il suo padrone, scendendo da cavallo, nel romanzo di Diderot.
Il "deserto" è un'abbreviazione biblica della storia, e dei suoi "erranti". E il narratore-carovaniere non può che agognare una sosta tra le palme: "Giunti a questo punto della nostra storia noi ci fermiamo per qualche momento con gioia, come il viaggiatore del deserto s'indugia a diletto alla frescura ristoratrice d'una oasis ombrosa, dov'è gli abbia trovata una sorgente di acqua viva".